Comfort Women (Comfort-womenzeqr214)

L’accordo recentemente sottoscritto a Seoul tra i Ministri degli Esteri della Repubblica di Corea e del Giappone sulla controversa questione di quelle che sono eufemisticamente chiamate “donne di conforto” e che furono arruolate, contro il loro volere, come prostitute dalle forze armate nipponiche nel periodo della seconda guerra mondiale, costituisce una tappa importante nel quadro […] L’accordo recentemente sottoscritto a Seoul tra i Ministri degli Esteri della Repubblica di Corea e del Giappone sulla controversa questione di quelle che sono eufemisticamente chiamate “donne di conforto” e che furono arruolate, contro il loro volere, come prostitute dalle forze armate nipponiche nel periodo della seconda guerra mondiale, costituisce una tappa importante nel quadro dei complessi rapporti tra i due paesi. Comfort women Sulla dimensione numerica di questa tratta si danno cifre contrastanti, ma è attendibile il dato complessivo che supera certamente il centinaio di migliaia di giovani non solo coreane ma anche provenienti dalla Cina e da altri paesi del sud est asiatico occupati dalle forze nipponiche. Donne di conforto Tra esse anche alcune europee delle ex colonie olandesi rimaste intrappolate dall’avanzata nipponica. La quota coreana è stata la più consistente. La controversia è divenuta il principale “irritante” dei rapporti storicamente conflittivi tra i due paesi esacerbati dagli oltre quarant’anni di occupazione giapponese della Corea, durante la prima metà del Ventesimo secolo. Il vuoto lasciato nella penisola dalla sconfitta del Giappone fu la principale causa di un’altra tragedia: quella della partizione tra Nord e Sud. Pur essendo stata una vittima della seconda guerra mondiale, la Corea riamane ancora oggi divisa mentre altri paesi che avevano subito la stessa sorte si sono già da tempo riunificati. Donne di conforto Non è la prima volta che le due parti concludono un’intesa “definitiva” sulla questione e non è detto che sia stata detta l’ultima parola su una vicenda le cui ripercussioni politiche non si sono attenuate nonostante il passare degli anni. Analogamente alle “nonne della Plaza de Mayo” argentine, le vittime e loro sostenitori sfilano ancora oggi settimanalmente davanti all’ambasciata giapponese a Seoul. Il trauma successivo della guerra di Corea e della partizione, come anche un senso di pudore nei confronti delle vittime, ha fatto sì che la tragedia venisse mantenuta in sordina anche dalla parte coreana. Successivamente la vicenda fu più volte oggetto di discussioni bilaterali e di manifestazioni di contrizione da parte nipponica. Questa volta si è fatto un passo in più nel senso che si è giunti ad un accordo bilaterale ad hoc, sottoscritto a Seoul dai capi delle due diplomazie e corroborato da uno scambio telefonico tra i massimi dirigenti di ambedue i paesi che hanno confermato i termini degli impegni. Per la prima volta si è anche avuto un risarcimento finanziario ammontante a 8,3 milioni di Dollari a carico diretto del governo giapponese e non, come in passato, attraverso entità private. Nonostante il passo in avanti, l’intesa non è stata accolta favorevolmente dall’opposizione coreana che rimprovera all’amministrazione concessioni giudicate eccessive. Analogo atteggiamento da parte delle rappresentanti delle poche superstiti che lamentano l’entità, ritenuta offensivamente bassa e tardiva, del risarcimento ed il fatto di non esser state consultate. Donne di conforto Oggetto delle critiche è anche l’impegno di Seoul di non più sollevare in futuro tale questione e di adoperarsi per la rimozione di una scultura evocante le vittime, collocata da gruppi coreani proprio all’ingresso dell’ambasciata giapponese a Seoul. È da prev